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LA BATTAGLIA DI PETE BUTTIGIEG PER UN PRESIDENTE GAY

(articolo pubblicato su huffingtonpost.it il 20/11/2019 )

Vari articoli sono stati dedicati a Pete Buttigieg, candidato 37enne in lizza per ottenere la “nomination” dei democratici e sfidare Trump alle prossime elezioni presidenziali del 2020.

In tutto il mondo ma in particolare in Italia, tanto è lo stupore che ci possa essere un primo presidente gay. In tutti i commenti prevale grande sgomento rispetto al fatto che un candidato, politicamente sconosciuto fino a pochi mesi fa, gay dichiarato è addirittura in testa nei sondaggi del primo Stato chiamato al voto, l’Iowa. Uno Stato non grande, certo, ma che in passato è risultato decisivo nella scelta del futuro Presidente Usa.

La realtà è che a destare più sorpresa è che Buttigieg è in forte crescita anche negli altri Stati ed è quindi considerato tra i possibili vincitori delle primarie. Se dovesse essere lui lo sfidante di Trump, vincerebbe con uno scarto di circa 4 punti sull’attuale Presidente, secondo la media dei vari sondaggi.
La sua elezione rappresenterebbe una rivoluzione: Pete diverrebbe il più giovane Presidente della storia americana e sebbene non sarebbe il primo gay – lui stesso ha più volte specificato che gli Usa hanno già avuto Presidenti omosessuali – ma certamente il primo Presidente gay “dichiarato”.
Sposato da un anno con il 30enne professore di liceo Chasten Glezman Buttigieg, i due vivono la loro vita alla luce del sole presidiando insieme eventi pubblici e lasciandosi abbandonare a candidi momenti di supporto, come si vede dal tenero bacio il giorno della presentazione della sua candidatura.

Pete è gay, ma è anche molte altre cose. Infatti, è laureato all’Università di Harvard, ha un master all’Università di Oxford, è poliglotta, parla sette lingue straniere tra cui l’italiano, è sindaco di una città da otto anni, ed è stato rieletto con l’80% dei voti, è riservista dei marines ed è stato sul fronte di guerra dell’Afghanistan per 6 mesi, chiedendo un’aspettativa da sindaco.
Nel programma sono chiare le sue linee guida: il libero mercato, in contrasto con la politica dei dazi messi da Trump; la giustizia sociale e l’inclusione; la tutela dei diritti umani e civili e molta attenzione ai temi ambientali. È un progressista che raccoglie consensi trasversali: centro, sinistra e qualcuno a destra, chiaramente della destra non sovranista. Non piace ai “radical chic” perché non è un uomo dell’establishment, infatti figlio di due insegnanti, si è fatto da solo.

La sua elezione potrebbe veramente fare la storia. E diciamolo, i suoi principali concorrenti di partito non spiccano certo per le loro proposte di rottura con il passato. Basta pensare a Elizabeth Warren che oggi si presenta come “democratica” di sinistra, e al suo passato di repubblicana, contrariamente a

Pete che è sempre rimasto fedele alle sue idee.
Insomma, forse siamo di parte, ma è difficile trovare dei difetti a Buttigieg. Lo chiamano l’“Obama bianco” e anche Barack stesso guarda a lui come uno dei candidati da tenere in considerazione.

L’America tradizionalista e carica di pregiudizi – quella che mentre votava Obama primo presidente nero nel 2008, contemporaneamente bocciava la proposition 8 sui matrimoni gay – si sta già mobilitando per evitare che una famiglia omosessuale diventi la prossima inquilina della Casa Bianca. Lo sappiamo bene che non sarà facile, ma noi facciamo il tifo per Pete.

Fabrizio Marrazzo – Portavoce Gay Center

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