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CORTE SUPREMA USA: ADDIO MAGGIORANZA PROGRESSISTA E PRO LGBT+

Con la nomina da parte di Trump della giudice ultra-conservatrice Amy Coney Barrett la corte suprema perde la maggioranza progressista che ha avuto sin dagli anni ’50. Infatti, la corte suprema nel 1951 cominciò a sgretolare la segregazione razziale nelle scuole, abrogando la dottrina del “separati ma eguali”. Nel 1964, poi, in Heart of Atlanta Motel, fu proibito escludere chiunque da esercizi pubblici per motivi razziali. E nel 1967 la Corte abolì tutte le leggi che ancora vietavano i matrimoni interrazziali. Nel 1963 delibera la nomina di un avvocato d’ufficio a chi non poteva permetterselo e il famoso caso Miranda del 1966 fu quello che obbligò nel corso di un arresto a leggere all’arrestato i suoi diritti. Abolì le norme contro atti consenzienti tra omosessuali nel 2003 , nel 2015 stabilì che il matrimonio omosessuale era un diritto costituzionale. E come ultimi atti della maggioranza progressista nel 2020 a giugno ha stabilito che una persona non può essere licenziata solo perché LGBT+ e nello stesso mese ha bloccato il tentativo di Donald Trump di bloccare il piano di protezione DACA che consente a 700 mila migranti entrati in USA da minori i “DREAMERS” di lavorare tra cui oltre 60 mila LGBT+ che rischiavano di essere rimpatriati in paesi che fatto non conoscono e dove le persone LGBT+ sono a rischio di vita.

Probabilmente Trump più che temere una corte progressista teme una corte che gli può dare torto in caso di ricorso sull’esito delle elezioni….

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