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IMMUNI-APP: RISCHIO PRIVACY PER COMUNITÀ LGBT. DI MAIO NON BANALIZZI LA PROBLEMATICA DELLA RISERVATEZZA

Il Ministro Luigi Di Maio ha banalizzato sulla questione privacy della Immuni-APP che si pone l’obiettivo di tracciare i nostri spostamenti e contatti. Questa è la chiara dimostrazione di come, su 450 esperti nominati per la taskforce per l’emergenza COVID-19, oltre alla mancanza di parità di rappresenta tra donne e uomini, manca qualsiasi attenzione alla comunità LGBT (Lesbiche, Gay, Bisex e Trans), nonostante sia l’ONU sia i dati nazionali dell’indagine Gay Help Line abbiano dimostrato come la comunità LGBT soffra di un rischio maggiore di discriminazione in fase Corona Virus.
Su un dato di circa il 15% di persone lesbiche, gay, bisex e trans della popolazione italiana solamente una piccola parte riesce a fare coming out e vivere serenamente il proprio orientamento sessuale o identità di genere, cosa evidentemente totalmente ignorata dal Governo. L’APP apre a seri rischi di privacy potendo potenzialmente tracciare conviventi non dichiarati oppure persone con cui si è stati in contatto legati a locali o associazioni LGBT, dove la tutela della riservatezza della persona è garantita.
Il nostro suggerimento è che il Governo non stabilisca l’obbligatorietà di tale strumento, fornendo le stesse tutele per chi non utilizzerà l’APP ed evitando chiaramente che l’alternativa sia quella di restare a casa. Oltre a questo è importante che i dati dell’APP siano codificati in modo da non permettere la diretta identificazione delle persone con cui si è venuti in contatto, che siano archiviati solo all’interno del dispositivo dell’utente, accessibili solo con password e che l’invio possa essere fatto solo con approvazione dell’utente e con relativa notifica di comunicazione in caso di invio, con finestra temporale che non consenta di rilevare chi sia la persona dell’eventuale contagio.

Fabrizio Marrazzo Portavoce Gay Center

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