Valditara, la legge va raccontata tutta: la nostra risposta al Ministero

Valditara, la legge va raccontata tutta: la nostra risposta al Ministero

Oltre 550 mila persone hanno firmato il referendum “Sì educazione affettiva nelle scuole”. Dopo la nota del Ministero dell’Istruzione e del Merito, vogliamo chiarire alcuni punti essenziali della legge e spiegare perché continuiamo a ritenerla profondamente sbagliata.

Concordiamo con il Ministero su un principio: un referendum è un diritto e raccontare correttamente la legge è un dovere.

Proprio per questo, però, la legge va raccontata tutta, senza ometterne le parti più rilevanti.

Nessuno ha mai sostenuto che la nuova normativa impedisca in assoluto alla scuola di parlare di rispetto, empatia o contrasto alla violenza.

Il problema è un altro: la legge introduce un regime specifico proprio per l’educazione sessuo-affettiva, con consenso preventivo scritto, comunicazione anticipata di contenuti e materiali e possibilità per studenti e studentesse di non partecipare alle attività.

Non si tratta quindi semplicemente di “informare” le famiglie.

Infanzia e primaria: il punto che il Ministero omette

C’è poi un aspetto centrale che nella nota del Ministero viene sostanzialmente omesso.

Per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria, al di fuori di quanto già previsto dalle Indicazioni nazionali, le attività didattiche e progettuali sui temi attinenti alla sessualità sono escluse.

È uno dei punti più importanti della legge ed è anche una delle principali ragioni per cui abbiamo promosso il referendum.

L’educazione sessuo-affettiva viene quindi penalizzata più di qualsiasi altro percorso educativo, attraverso limiti e procedure specifiche che non vengono previste allo stesso modo per altre attività scolastiche.

Prevenire la violenza significa anche parlare di consenso

Il Ministero sostiene inoltre che la legge non ostacoli la prevenzione della violenza contro le donne.

Ma prevenire la violenza non significa limitarsi a parlare genericamente di “rispetto”.

Significa anche insegnare, in modo adeguato all’età:

consenso, confini del proprio corpo, riconoscimento degli abusi, relazioni sane, stereotipi di genere e rispetto dell’altro.

Tutto questo fa parte dell’educazione sessuo-affettiva.

Separare artificialmente questi temi significa ridurre la capacità della scuola di svolgere un vero lavoro di prevenzione.

Il riferimento all’“identità di genere”

Nella propria nota il Ministero parla inoltre di attività “in particolare legate alla identità di genere”.

È importante però ricordare che l’espressione “identità di genere” non compare nel testo della legge.

La norma utilizza invece una formulazione molto più ampia, riferendosi ai “temi attinenti all’ambito della sessualità”.

Anche per questo riteniamo importante che il dibattito pubblico parta dal testo effettivo della legge e non da interpretazioni più restrittive fornite successivamente.

Le famiglie devono partecipare, non serve un regime speciale

Non chiediamo di escludere le famiglie dalla scuola.

Famiglie, docenti e studenti partecipano già alla costruzione dell’offerta formativa attraverso gli organi collegiali e il PTOF.

Quello che contestiamo è che proprio e soltanto per l’educazione sessuo-affettiva venga introdotto un sistema speciale di autorizzazioni individuali e di possibile esclusione dalla classe.

È questa differenza di trattamento che consideriamo sbagliata.

Oltre 550 mila firme: ora confrontiamoci pubblicamente

Le oltre 550 mila firme raccolte dimostrano che nel Paese esiste una domanda enorme di confronto su questo tema.

Non sono firme contro le famiglie.

Sono firme di persone che chiedono una scuola capace di educare anche alle relazioni, al consenso, ai confini, alla prevenzione degli abusi e della violenza.

Per questo accogliamo positivamente il fatto che il Ministero abbia deciso di intervenire pubblicamente sul referendum.

E rilanciamo una proposta molto semplice:

Ministro Valditara, confrontiamoci pubblicamente.

Siamo disponibili fin da subito a un dibattito aperto, partendo da tre elementi:

il testo integrale della legge, le evidenze scientifiche e le esigenze reali di scuole, famiglie e studenti.

La legge va raccontata tutta.

E intanto la raccolta continua: ogni firma in più rende ancora più forte la richiesta che arriva da centinaia di migliaia di persone.

Fabrizio Marrazzo e Marina Zela
Comitato promotore
Sì educazione affettiva nelle scuole

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